Torna il Proceno Musica Festival, che nel 2026 giunge alla sua seconda edizione con un programma ambizioso che spazia dalla musica barocca alle avanguardie del jazz, passando per sonorità corali e linguaggi teatrali.
Il festival percorrerà, come nella passata stagione, un arco temporale di due mesi e sarà la diretta prosecuzione culturale degli Itinerari musicali Francigeni che ha offerto, nei mesi di giugno e luglio, un ampio cartellone concertistico dedicato in particolar modo alla valorizzazione di giovani artisti. Le due programmazioni si fonderanno così per dar vita al progetto Itinerari musicali Francigeni On Proceno Musica Festival.
Settembre: Il mese è caratterizzato da grandi monografie e anniversari. Dalle atmosfere barocche dell'Insieme Strumentale di Roma diretto da Giorgio Sasso con un programma interamente bachiano, al virtuosismo estremo dell’integrale dei 24 Capricci di Paganini eseguiti da Vincenzo Bolognese, primo violino dell’Orchestra del Teatro dell’Opera di Roma. La voce del violoncello di Gianluca Giganti, primo violoncello del Teatro S. Carlo di Napoli, e l’eclettismo di "Attraverso lo specchio" offrono un panorama completo delle potenzialità timbriche della musica da camera.
Ottobre: la chiusura del Festival è un crescendo di multidisciplinarietà. Spiccano: la produzione "L'Arco e le Pietre", un progetto originale per coro, archi e attori firmato da Cesare del Prato; il graditissimo ritorno di Lucia Napoli con due programmi che spaziano dalle più note “Salve Regina” di Alessandro Scarlatti e Giovanni Battista Pergolesi alle suggestioni della musica popolare iberica; una piccola rassegna corale in cui tre diverse ma rilevanti realtà coristiche offrono spunti diversissimi del linguaggio musicale vocale, dallo swing alla musica etnica del mediterraneo, alla musica religiosa di Perosi.
Non manca nel programma del Festival un'energica serata dedicata al Jazz Swing con il Sannini in Trio e un momento goliardico con lo spettacolo di teatro musicale “Quanno a tordi e quanno a grilli” firmato da Cesare Cesarini.
Il palinsesto 2026 si rivela così un progetto di turismo culturale sostenibile raggiungendo tre importanti traguardi: attraverso il sostegno del MIC e della Regione Lazio, ha valorizzato il patrimonio storico e architettonico di Proceno, trasformando le piazze e spazi storici in palcoscenici vivi; grazie al contributo SIAE ha permesso di dare spazio a linguaggi contemporanei e giovani eccellenze; la disponibilità del Comune di Proceno e della Cooperativa di Comunità e, ha permesso di rafforzare il legame tra gli artisti ospiti e la cittadinanza, rendendo la grande musica accessibile e partecipata.
In conclusione, Proceno si conferma nel 2026 come una "stazione di posta" privilegiata lungo la via Francigena, dove la cultura non è solo passaggio, ma sosta, ascolto e rigenerazione.
Sabato 12 settembre ore 11,30
Sala delle Storie Profane - Palazzo Guido Ascanio Sforza
ANTEPRIMA
Cosa ascolteremo in questo Festival
Aneddoti, racconti ed accenni pianistici.
di Cesare del Prato
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Sabato 12 settembre 2026 ore 18,30
Sala delle Storie Profane - Palazzo Guido Ascanio Sforza
ATTRAVERSO LO SPECCHIO
Il liuto e la voce nei riflessi fra musica tradizionale e musica d’autore
Ci sono musiche che sembrano appartenere a epoche lontanissime e che, all'improvviso, rivelano di parlare la stessa lingua. Basta cambiare prospettiva, attraversare uno specchio.
Nasce da questa intuizione Attraverso lo specchio: un percorso in cui la musica d'autore e quella della tradizione popolare si riflettono l'una nell'altra. Dalle frottole rinascimentali alle Songs di John Dowland, dalle pagine di Caccini, Monteverdi e Merula fino ai canti della tradizione mediterranea, le melodie attraversano i secoli rivelando una memoria musicale comune, nella quale cultura scritta e tradizione orale si sono alimentate reciprocamente.
L'arciliuto di Gabriele Natilla diventa il filo che unisce tempi e linguaggi, mentre le voci di Maddalena De Biasi e Adria Mortari trasformano il concerto in un racconto fatto di musica, parola e memoria. Ogni brano richiama il successivo in un continuo gioco di riflessi, rivelando come le grandi pagine della musica europea e i canti popolari condividano radici profonde e una sorprendente continuità espressiva. Attraverso lo specchio è così un viaggio nella memoria sonora del Mediterraneo e dell'Europa, dove il tempo sembra dissolversi e la musica continua, semplicemente, a raccontare l'uomo.
Toccar di corde
Giulio Caccini (1551-1618) Amor ch’attendi, Villanella che all’acqua vai/Corrente (MS Doni)
Marchetto Cara (1470-1525?) Io non compro più speranza
Joan Ambrosio Dalza (†1508) Calata ala Spagnola
Antonio Caprioli (1470-?) Quella bella e biancha mano
Bartolomeo Tromboncino (1470-1535?) Zephyro spira, il bel tempo rimena, Toccata 44 (MS Doni)
Giulio Caccini Amor, io parto, Passacaglia della vita, A Palmera, Riturnello, Rossignolet du bois
John Dowland (1563-1626) Preludium, Now o Now/The Frog Galliard, I Wonder as I Wander, Can She Excuse, Geordie
Philippe Verdelot (1480?-1530?) Madonna per voi ardo
Pietro Paolo Melli (1579-1623) Corrente detta l’Alfonsina, La canzone del pescatore
Claudio Monteverdi (1567-1643) Quel sguardo sdegnosetto Can Vei la Luzeta Mover, A la Femminisca , Ya Tal'een
Tarquinio Merula (1595-1665) Folle è ben che si crede, Sentirete una canzonetta
Maddalena De Biasi, soprano
Gabriele Natilla, arciliuto e arrangiamenti
Adria Mortari, voce
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Domenica 13 settembre 2026 ore 11,30
Sala delle Storie Profane - Palazzo Guido Ascanio Sforza
LA VOCE DEL VIOLONCELLO
Due assoluti capolavori del repertorio violoncellistico nell’interpretazione di Gianluca Giganti, primo violoncello solista del Teatro S. Carlo di Napoli, in duo con la giovanissima figlia Francesca. Il programma presenta due sonate importanti del repertorio dedicato al violoncello. La sonata op 69 di Beethoven, composta tra il 1807 e il 1808, in contemporanea con la Quinta Sinfonia, rappresenta una svolta epocale nella musica da camera. Per la prima volta nella storia della musica, Beethoven concede al violoncello una pari dignità e un perfetto equilibrio con il pianoforte. Questo è evidente sin dall'inizio, dove il violoncello espone in totale solitudine il luminoso e nobile primo tema. Sebbene sia un’opera dalla fisionomia aperta, solare e vitale, sulla copia dedicatoria per l'amico barone von Gleichenstein il compositore scrisse la celebre frase «inter lacrimas et luctum» ("tra le lacrime e il dolore"), a testimonianza del difficile periodo personale e della progressiva sordità che stava affrontando in quegli anni.
Di particolare interesse storico e musicologico è la celebre composizione schubertiana, destinata inizialmente all’arpeggione. Questo strumento, inventato nel 1823, fondeva le caratteristiche della chitarra (la tastiera a tasti e l'accordatura) con quelle della viola da gamba (lo sfregamento dell'archetto). Nonostante lo strumento sia ormai caduto in disuso ed esposto quasi esclusivamente nei musei, la bellezza melodica e la complessità strutturale della sonata le hanno permesso di sopravvivere al tempo. Il brano è così entrato definitivamente e a pieno diritto nel repertorio stabile di violisti e violoncellisti, che oggi ne restituiscono l'originaria e malinconica poesia attraverso sfide tecniche di altissimo livello.
programma:
L. van Beethoven Sonata in la maggiore op 69
Allegro ma non tanto, Scherzo, Adagio Cantabile, Allegro vivace
F. Schubert “Arpeggione” Sonata in la minore D 821
Allegro moderato, Adagio, Allegretto
Gianluca Giganti, violoncello
Francesca Giganti, pianoforte
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Sabato 19 settembre 2026 ore 18,30
Sala delle Storie Profane - Palazzo Guido Ascanio Sforza
ASPETTI BACHIANI
L’idea che ha mosso l’Insieme Strumentale di Roma, ensemble “in residenza” di Itinerari Musicali Francigeni, è stata quella di fornire alcuni aspetti dell’oltremodo variegato universo musicale di Johann Sebastian Bach. Il programma della serata mette in luce la duplice anima del genio di Eisenach: la profonda, intima spiritualità delle sue pagine sacre e la brillante, aristocratica eleganza della sua produzione strumentale laica.
Il concerto si articola attraverso tre monumenti della produzione bachiana, offrendo un perfetto equilibrio tra vocalità e virtuosismo strumentale.
La Spiritualità delle Cantate Sacre attraverso le quali sarà possibile ascoltare due delle numerosissime e straordinarie cantate sacre del catalogo bachiano, entrambe nobilitate dalla magnifica voce del soprano Minni Diodati. La Cantata "Ich habe genug", capolavoro di commovente introspezione e profonda accettazione mistica, strutturata in un’alternanza di arie e recitativi che toccano le vette più alte della lirica sacra. E, di segno opposto, la "Jauchzet Gott in allen Landen", una delle pagine più radiose, virtuosistiche e celebrative mai scritte da Bach, che culmina in un travolgente Corale-Finale dove la voce dialoga strettamente con lo splendore della tromba. A fare da ponte tra le due pagine sacre è la celeberrima Suite n. 2 in si minore per orchestra. Questa pagina rappresenta il vertice dello stile "alla francese" di Bach, una successione di danze tradizionali dall'andamento elegante e stilizzato. L'esecuzione segna il graditissimo ritorno di Manuel Granatiero, a cui è affidato il trascinante virtuosismo della celeberrima Badinerie finale.
programma:
J.S. Bach
“Ich habe genug” Cantata BWV 82
Aria, Recitativo, Aria, Recitativo, Aria
Suite n 2 in si minore BWV 1067
Ouverture, Rondeau, Sarabande, Bourreé, Polonaise, Menuet, Badinerie
"Jauchzet Got in Allen Landen" Cantata BWV 51
Aria, Recitativo, Aria, Corale-Finale
Insieme Strumentale di Roma
Manuel Granatiero, flauto traverso
Domenico Agostini, tromba naturale
Giorgio Sasso, violino e direzione
Salvatore Carchiolo, cembalo
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Domenica 20 settembre 2026 ore 11,30
Sala delle Storie Profane - Palazzo Guido Ascanio Sforza
MA QUANTI CAPRICCI, SER NICCOLÒ
La summa del virtuosismo trascendentale violinistico, i celeberrimi e temutissimi (dai violinisti che provino a cimentarsi con essi) capricci di Paganini nell’interpretazione del primo violino solista dell’Orchestra del Teatro dell'Opera di Roma.
I “Capricci”, pubblicati nel 1820, la cui composizione risale al periodo tra il 1803 e il 1817, tra le tante particolarità che ne fanno un'opera straordinaria, vi è quella delle indicazioni espressive scritte da Paganini come "imitando il flauto" o "imitando il corno". Altro elemento particolare è la dedica, un generico "Agli artisti", a indicare tutti i musicisti professionisti di buon livello, ma non gli amatori. A questa dedica si aggiungono una serie di note leggibili sugli spartiti privati di Paganini, datate tra il 1832 e il 1840, riportanti il nome di una persona diversa sopra ad ognuno dei ventiquattro Capricci, eccezion fatta per il ventitreesimo, permettendo di presumere che a egli sia dedicato il brano.
Molte sono le composizioni di grandi musicisti ispirate o elaborate dai temi dei Capricci, come l'op. 10 di Schumann (6 studi da concerto), i 6 studi d'esecuzione trascendentale di Liszt (da non confondere coi più famosi 12 Studi d'esecuzione trascendentale), le Variazioni su un tema di Paganini di Brahms e la Rapsodia su un tema di Paganini di Rachmaninov. Queste ultime due sono composte sul tema del ventiquattresimo Capriccio.
Capriccio n.1: Andante (Mi maggiore) detto anche "L'Arpeggio"
Capriccio n.2: Moderato (Si minore).
Capriccio n.3: Sostenuto, Presto (Mi minore).
Capriccio n.4: Maestoso (Do minore).
Capriccio n.5: Agitato (La minore).
Capriccio n.6: Lento (Sol minore). È soprannominato "Il trillo".
Capriccio n.7: Posato (La minore).
Capriccio n.8: Maestoso (Mi bemolle maggiore).
Capriccio n.9: Allegretto (Mi maggiore). È soprannominato "La caccia".
Capriccio n.10: Vivace (Sol minore).
Capriccio n.11: Andante, Presto (Do maggiore).
Capriccio n.12: Allegro (La bemolle maggiore).
Capriccio n.13: Allegro (Si bemolle maggiore), è soprannominato "La risata del diavolo". Capriccio n.14: Moderato (Mi bemolle maggiore).
Capriccio n.15: Posato (Mi minore). I
Capriccio n.16: Presto (Sol minore).
Capriccio n.17: Sostenuto, Andante (Mi bemolle maggiore).
Capriccio n.18: Corrente, Allegro (Do maggiore).
Capriccio n.19: Lento, Allegro assai (Mi bemolle maggiore).
Capriccio n.20: Allegretto (Re maggiore).
Capriccio n.21: Amoroso, Presto (La maggiore).
Capriccio n.22: Marcato (Fa maggiore).
Capriccio n.23: Posato (Mi bemolle maggiore).
Capriccio n.24: Tema con variazioni. Quasi presto (La minore).
I 24 capricci di Paganini
Vincenzo Bolognese, violino
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Sabato 26 settembre ore 18,30
Sala delle Storie Profane - Palazzo Guido Ascanio Sforza
ON THE SWING SIDE
L’ottimismo dello swing in un programma di melodie che, dagli anni della grande depressione al secondo dopoguerra, a cavallo tra America ed Europa hanno accompagnato la voglia di vivere, cantare, danzare e divertirsi. “The swing tree” è il nome inglese per l’altalena di corda che solitamente si attacca al ramo di un albero.
Lo swing (che significa “dondolante”) nasce infatti come musica da ballo nel periodo tra le due guerre ed arriva alla sua massima espressione con le grandi orchestre degli anno ’30-’40.I più importanti musicisti di riferimento sono Louis Armstrong, Bix Beiderbecke, Sidney Bechet, Ella Fitzgerald, Duke Ellington, Count Basie.
Marco Sannini, tromba
Oscar Montalbano, chitarra manouche
Marco de Tilla, contrabbasso
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Domenica 27 Settembre ore 18,30
Sala delle Storie Profane - Palazzo Guido Ascanio Sforza
8 VENTI E INFINITI CANTI
ll concerto “8 Venti e Infiniti Canti” porta sul palco una rilettura contemporanea della musica etnica mediterranea, attraverso composizioni originali e arrangiamenti di brani della tradizione che intrecciano linguaggi antichi e contemporanei.
Le musiche del Maestro Vincenzo De Filippo, interpretate dall’Ensemble Vocale Alcanto, si ispirano alle radici etnomusicologiche del Mediterraneo per svilupparsi in un tessuto sonoro ricco di contaminazioni, suggestioni e sperimentazioni. Le antiche melodie modali vengono reinterpretate attraverso armonie etno-jazz e linguaggi contemporanei; gli strumenti acustici dialogano con l’elettronica e con sonorità virtuali; le ritmiche dispari e le poliritmie delle tradizioni balcaniche e mediorientali si intrecciano con la forza rituale e ipnotica della taranta e della pizzica del Sud Italia. Il repertorio alterna musiche della tradizione mediterranea, tanghi, valzer, brani ispirati alle sonorità indiane e composizioni originali ideate per il teatro e per il cinema. Ogni brano rappresenterà una tappa di un viaggio musicale senza confini, capace di attraversare epoche, culture e linguaggi differenti mantenendo sempre un forte legame con la dimensione narrativa ed emozionale del Mediterraneo. Il concerto attraversa lingue, dialetti e tradizioni differenti: dal salentino al dialetto corso, dall’ebraico antico al pomak fino al ladino della tradizione sefardita, ogni lingua custodisce frammenti di memoria, storie di migrazione, spiritualità e appartenenza che riaffiorano attraverso il canto. L’immagine poetica che guida l’intero progetto è quella degli “otto venti” del Mare Nostrum: correnti che provengono da terre diverse e che, incontrandosi sul Mediterraneo, danno origine a un dialogo continuo tra popoli e culture. In questo incontro le identità non si annullano né si confondono, ma convivono e si valorizzano reciprocamente.
Ensemble Vocale Alcanto
Vincenzo De Filippo, direttore e pianista
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Sabato 3 ottobre 2026 ore 18,30
Anfiteatro Parco del Bottino
L’ARCO E LE PIETRE
L’arco e le pietre è uno spettacolo teatrale e musicale liberamente ispirato ad un libro, capolavoro della letteratura mondiale del ‘900. Il testo e l’autore, senza mai citarli direttamente, vengono evocati da due attori, uno giovane e l’altro anziano, costruendo un dialogo che, attraverso la loro complessa relazione, vuole evocare una riflessione sulla città come luogo non solo costituito ma che da forma visibile alle relazioni che tengono insieme la vita degli uomini.
Attraverso teatro, musica dal vivo e dimensione corale, lo spettacolo propone così un racconto sul senso dei luoghi, sull’esperienza dell’abitare e sul senso profondo della relazione tra umani. Il viaggio attraversa luoghi immaginari ognuno dei quali introduce alcune parole chiave che diventano così non luoghi geografici ma figure dell’esperienza umana e modi diversi di guardare la vita degli uomini e delle donne che la percorrono.
Coro Polifonico Marco Taschler
Giorgio e Daniele Sasso, violini
Teresa Ceccato, viola
Aurora Macci, violoncello
Bruno Zoia, contrabbasso
Idalberto Torres Premier, percussioni
Cesare del Prato, direttore e pianista
con:
Lorenzo Parrotto e Sergio del Prato
testi e drammaturgia di Cesare del Prato
musiche di Cesare del Prato
regia di Stefano Chimisso
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Domenica 4 ottobre ore 11,30
Sala delle Storie Profane - Palazzo Guido Ascanio Sforza
DA VENEZIA A MADRID
Trame barocche e l'Alba del Classicismo
Il concerto si apre con il barocco veneziano nella sua veste più drammatica e teatrale. La tonalità di Sol minore conferisce al brano un carattere patetico e teso, dove il violoncello canta con ampie frasi liriche nei movimenti lenti, per poi sfociare in ritmi incalzanti e vigorosi negli allegri. Geminiani incarna la grande scuola romana trapiantata stabilmente in Inghilterra. La Sonata n. 5 in Fa minore è una delle pagine più intense del repertorio: si distingue per una nobile severità contrappuntistica e per una rara profondità emotiva, arricchita da un gusto unico per gli abbellimenti espressivi e le dissonanze, che riflettono lo stile del suo maestro Corelli proiettato in una dimensione europea.
Il cuore del concerto celebra il barocco francese e il manifesto stilistico dei "gusti riuniti". Couperin fa dialogare la tradizione francese e italiana facendo susseguire due correnti diverse. La scrittura polifonica, ricca di densi abbellimenti francesi offre al clavicembalo lo spazio ideale per uscire dal ruolo di basso continuo e tessere fitti dialoghi melodici nel Rigaudon e nella trascinante Forlane finale.
Lanzetti, virtuoso napoletano attivo a Torino, Parigi e Londra, è l'anello di congiunzione verso lo stile galante. La Sonata n. 7 disperde la tensione iniziale con una tonalità solare e brillante, introducendo innovazioni tecniche modernissime per l'epoca (come l'uso avanzato del capotasto e delle corde doppie) senza mai perdere la tipica cantabilità italiana.
Il gran finale. Boccherini, lucchese di nascita ma celebre a Parigi e Madrid, traghetta lo strumento nel pieno Classicismo. La sonata scioglie la severità di Geminiani in un'esplosione di grazia e virtuosismo luminoso, caratterizzata da melodie solari, ritmi di danza e continue incursioni nel registro acutissimo del violoncello.
Antonio Vivaldi, Sonata in Sol minore, RV 42
Francesco Geminiani, Sonata n. 5 in Fa minore, Op. 5
François Couperin, Quatrième Concert Royal in Mi minore
Salvatore Lanzetti, Sonata n. 7 in Sol maggiore, Op. 1
Luigi Boccherini, Sonata n. 2 in Do maggiore, G. 6
Aurora Macci, violoncello
Emil Borisenko, cembalo
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Sabato 10 ottobre 2026 ore 18,30
Auditorium Porsenna
QUANNO A TORDI E QUANNO A GRILLI
In circa 75 minuti 3 attori-cantanti tracciano un percorso, che va dalla fine del ‘700 fino alla soglia dei nostri giorni, nei modi di mangiare di Roma attraverso gli scritti dei tre più grandi poeti romaneschi: Giuseppe Gioachino Belli, Cesare Pascarella e Carlo Alberto Salustri, più noto con lo pseudonimo di Trilussa. Prenderanno forma così situazioni e personaggi immortalati nei versi dei poeti e, spesso, ancora vivi nella memoria del popolo. Il Belli, in particolare, ci restituisce tutto un mondo fatto di persone, ma anche di paesaggi, di voci e perfino di odori. La sua penna graffiante ritrae i vizi e i difetti del popolino e su su fino ai pontefici e alle loro tavole, povere o riccamente imbandite. Cesare Pascarella fa rivivere comicamente le gesta della scoperta dell’America proprio in un’osteria, mentre un po’ di avventori sorseggiano il vino. Trilussa, notoriamente frequentatore di trattorie e osterie, spesso trae ispirazione dal cibo; basterà qui ricordare la famosa metafora del pollo per spiegare il senso della statistica! Tutto ciò sarà accompagnato dalla musica e dalle canzoni più in voga al tempo dei fatti narrati.
Il titolo dello spettacolo, è un vecchio detto che descrive efficacemente sia la profonda differenza tra il pasto del popolo e quello delle classi più abbienti (il tordo era da considerare un cibo prelibato e costoso, il grillo rappresenta invece un mangiare povero, al limite dell’indigenza), sia la difficoltà, per i più poveri, di avere tutti i giorni pasti adeguati... insomma ci si doveva arrangiare e mangiare ciò che capitava.
Con Cesare Cesarini, Anita Pusceddu,Clelia Liguori.
Damiano Mercuri, chitarra
Costumi dell'Accademia dei Bardi curati da Anita Pusceddu.
Drammaturgia e regia di Cesare Cesarini.
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Domenica 11 ottobre 12,00
Chiesa di San Martino
MISSA PONTIFICALIS II
Lorenzo Perosi è stato uno dei più importanti compositori italiani di musica sacra del Novecento. Nato a Tortona nel 1872 in una famiglia di musicisti, mostrò sin da giovane un grande talento per la composizione e per il canto liturgico. Dopo gli studi al Conservatorio di Milano e un periodo di formazione in Germania e in Francia, divenne maestro della Cappella Marciana a Venezia, dove entrò in contatto con il futuro papa Pio X. Proprio con lui condivise il desiderio di rinnovare la musica religiosa, restituendole dignità, purezza e profondità spirituale. Nel 1898 fu nominato Maestro Perpetuo della Cappella Sistina, incarico che mantenne per tutta la vita, contribuendo in modo decisivo alla rinascita della musica sacra in Italia.
Lo stile di Perosi unisce in modo originale la semplicità e la spiritualità del canto gregoriano con la ricchezza della polifonia rinascimentale e con una sensibilità moderna, capace di toccare l’animo di chi ascolta. La sua musica non cerca effetti teatrali, ma tende sempre alla preghiera e alla meditazione. Perosi credeva che la musica liturgica dovesse essere un linguaggio puro, diretto, al servizio della fede e della parola sacra.
Tra le sue numerose opere, che comprendono messe, oratori e mottetti, la Messa Secunda Pontificalis, composta nel 1906, occupa un posto speciale. È una messa per coro e organo, pensata per le grandi celebrazioni solenni. Il termine “pontificalis” indica proprio la destinazione a funzioni liturgiche di particolare importanza. In quest’opera, Perosi riesce a fondere la solennità della cerimonia con la semplicità del linguaggio musicale, creando un clima di intensa spiritualità. La Missa Secunda Pontificalis segue la struttura tradizionale dell’ordinario della messa: Kyrie, Gloria, Credo, Sanctus, Benedictus e Agnus Dei. Le melodie sono morbide, ispirate al canto gregoriano, e l’organo accompagna il coro con discrezione, sostenendo la preghiera senza mai sovrastarla. L’intera composizione trasmette un senso di serenità e di luce, esprimendo la fede profonda dell’autore e la sua visione della musica come forma di preghiera.
Questa messa rappresenta uno dei vertici della produzione di Perosi e un simbolo del rinnovamento della musica sacra promosso all’inizio del Novecento. Ancora oggi, ascoltandola, si percepisce la purezza del suo linguaggio e la capacità di far vivere, attraverso le note, la bellezza e la forza della fede.
musiche di L. Perosi
Corale Francigena
Alessio Chiuppesi, direttore
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Sabato 17 ottobre 2026 ore 18,30
Sala delle Storie Profane - Palazzo Guido Ascanio Sforza
SALVE REGINA
Un filo conduttore di straordinaria intensità unisce i capolavori di questo programma, interamente dedicato alle vette della musica sacra e strumentale del Settecento italiano. Il concerto offre l'imperdibile occasione di ascoltare le tre grandi Salve Regina composte da Alessandro Scarlatti, dal figlio Domenico Scarlatti e da Giovanni Battista Pergolesi.
A dare vita a questo raffinato affresco sonoro sarà un ensemble cameristico d’eccellenza, formato da giovani e valenti musicisti, che per l'occasione celebra il graditissimo ritorno del mezzosoprano Lucia Napoli, voce di riferimento per il repertorio barocco, applaudita per la sua straordinaria sensibilità interpretativa.
Le tre intonazioni della celebre preghiera mariana offrono un affascinante confronto tra stili e generazioni diverse. Mentre la versione di Alessandro Scarlatti mostra il rigore contrappuntistico e la profonda sapienza teatrale della scuola napoletana, la composizione di suo figlio Domenico stupisce per le sue armonie audaci e l'inaspettata modernità espressiva. La Salve Regina di Giovanni Battista Pergolesi, scritta negli ultimi mesi di vita del compositore, in contemporanea con il celeberrimo Stabat Mater, rappresenta il vertice assoluto dello "stile galante" applicato alla musica sacra, intrisa di una commovente e intima malinconia. Ad incastonare queste tre gemme vocali sono due tra i più meravigliosi Concerti Grossi dall'Opus VI di Arcangelo Corelli, pubblicati postumi nel 1714 ma consegnati all'eternità nei primissimi anni del 1700. I Concerti n. 1 e n. 4 in re maggiore rappresentano il modello assoluto di questo genere: un perfetto ed elegante dialogo tra il "concertino" (i solisti) e il "concerto grosso" (l'intera orchestra), capaci di alternare momenti di solenne lirismo a travolgenti slanci virtuosistici.
programma:
A. Corelli Concerto Grosso in re maggiore op VI n 1
Largo-Allegro, Largo, Allegro, Largo, Allegro, Allegro
A. Scarlatti Salve Regina
Salve, Allegro, Adagio, Allegro, Adagio
D. Scarlatti Salve Regina
Salve, Andante-Grave, Adagio, Andante, Andante, Adagio, Allegro
G.B. Pergolesi Salve Regina
Largo, Allegretto, Larghetto, Allegretto, Largo
A. Corelli Concerto Grosso in re maggiore op VI n 4
Adagio-Allegro, Adagio, Vivace, Allegro, Allegro
Insieme Strumentale di Roma
Lucia Napoli, mezzosoprano
Giorgio e Daniele Sasso, violini
Teresa Ceccato, viola
Aurora Macci, violoncello
Luca Cola, contrabbasso
Giordano Ferranti, cembalo
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Domenica 18 ottobre ore 11,30
Sala delle Storie Profane - Palazzo Guido Ascanio Sforza
CONTRATTEMPO
Uno swing clandestino sotto un regime che lo vieta
C'è una parola che in italiano vive più vite insieme. È l'accento musicale spostato dove non te lo aspetti, il battito che dà allo swing il suo passo. È l'imprevisto che manda all'aria un piano, l'incontro non cercato che cambia tutto. Ed è la scelta di chi va controtempo rispetto alla propria epoca.
Il jazz le contiene tutte. Nasce da uno spostamento di popoli che nessuno aveva previsto. Vive di un ritmo fuori dal tempo atteso. E ha attraversato il Novecento con artisti che hanno scelto di remare contro: Charlie Parker, che rompe lo swing ballabile per inventare un linguaggio più veloce; Louis Armstrong, che nel 1967, mentre il mondo bruciava, sceglie comunque di cantare rose e cieli azzurri. Non ingenuità: resistenza.
Coro, soprano solista, sax, flauto, contrabbasso e pianoforte attraversano un repertorio che porta dentro tutti questi contrattempi.
Si comincia da un respiro solo. Si finisce in tanti, a voce piena.
programma:
Now's the Time Charlie Parker
America Leonard Bernstein (da West Side Story)
Take Five Paul Desmond / Dave Brubeck Quartet
Baciami Piccina Astore/Morbelli
Hit the Road Jack Percy Mayfield
Moon River Henry Mancini
Gabriel's Oboe Ennio Morricone
Don't Cry for Me Argentina Andrew Lloyd Webber (da Evita)
What a Wonderful World Louis Armstrong
Seasons of Love Jonathan Larson (da RENT)
Lean on Me Bill Withers
Coro Soul Food Voices
Giuditta Puccinelli, soprano
Enrico Ghelardi, sax, flauto
Roberta De Angelis, flauto
Mario Bassi, contrabbasso
Giorgio Bolognesi, pianoforte
Alessandro Forlini, direttore
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Venerdì 23 ottobre 2026 ore 11,30
Sala delle Storie Profane - Palazzo Guido Ascanio Sforza
PRIMA LA MUSICA, POI LE PAROLE
Lezione Concerto dedicata alle alunne ed agli alunni dell’IC Leonardo da Vinci di Acquapendente
Giorgio Sasso, violino
Cesare del Prato, pianoforte
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Sabato 24 ottobre 2026 ore 18,30
Sala delle Storie Profane - Palazzo Guido Ascanio Sforza
POR LOS CAMPOS DE ESPAÑA
Il programma presentato è un viaggio tre le note e le suggestioni della grande musica spagnola di XIX e XX secolo, e prendendo le mosse dalle Canciones Españolas Antiguas di Federico García Lorca, una delle figure più significative del mondo letterario e artistico della Spagna contemporanea, si dipana tra le melodie popolari trattate non come genere inferiore da nobilitare, ma coma ricchezza che orgogliosamente impone le sue regole e le sue strutture modali.
Nei Villancicos di Joaquín Rodrigo, come nelle composizioni dei tre maggiori compositori della Spagna moderna, Enrique Granados, Isaac Albéniz e Manuel De Falla, ritroviamo tutta la magia di una musica che testimonia una storia nata dal fruttuoso incontro tra culture e popoli differenti.
programma:
Federico Garcia Lorca (1898-1936)
da Canciones Españolas Antiguas
“Anda Jaleo”
“Las morillas de Jaen”
“Nana de Sevilla”
Enrique Granados (1867-1916)
“La Maja de Goya”
Joaquin Rodrigo (1901-1999)
Villancicos
“Pastorcito santo”
“Aire y Donaire”
“Caplillas de Belen”
Izaac Albéniz (1860-1909)
dalla Suite Española N.1 Op. 47
“Cadiz”
Suite Española N.2 Op. 97
“Zambra granadina”
Manuel de Falla (1876-1946)
da Siete canciones populares
“El paño moruno”
“Seguidilla murciana”
”Asturiana” ’
”Jota”
”Nana”
“Canción”
“Polo”
Lucia Napoli, mezzosoprano
Francesco Romano, chitarra